Emilia-Romagna, consumo di suolo in calo del 70%: per Salsomaggiore il futuro potrebbe essere recuperare prima di costruire

Il monitoraggio regionale registra 344,69 ettari di consumo netto, il dato più basso degli ultimi cinque anni. Quasi 250 milioni di euro di investimenti sono stati attivati attraverso programmi di rigenerazione urbana.

Meno nuovo suolo occupato e maggiore attenzione a ciò che nelle città esiste già.

È il cambio di paradigma che emerge dai nuovi dati presentati dalla Regione Emilia-Romagna sulle politiche urbanistiche e di rigenerazione.

La campagna di monitoraggio 2026 registra 344,69 ettari di consumo netto di suolo, il valore più basso del quinquennio 2022-2026 e inferiore del 70% rispetto al dato 2025. La velocità del consumo netto è passata da 3,09 a 0,94 ettari al giorno. Ambiente Emilia-Romagna

Un numero che merita però una precisazione: i dati presentati nel 2026 fanno riferimento al periodo di osservazione 2024-2025. Ambiente Emilia-Romagna

La Regione comunica inoltre la cancellazione di oltre 20.700 ettari di precedenti previsioni insediative non attuate.

Contemporaneamente, i tre bandi regionali per la rigenerazione urbana del 2018, 2021 e 2024 hanno messo a disposizione 124,3 milioni di euro e, insieme al cofinanziamento locale, hanno attivato 248,1 milioni di investimenti per 191 interventi distribuiti in 175 Comuni. Altri 38 milioni sono stati destinati alle bonifiche di 22 siti inquinati. Ambiente Emilia-Romagna

Tradotto in termini semplici: il modello urbanistico regionale si sta orientando sempre maggiormente verso il recupero della città esistente.

Per Salsomaggiore è un argomento particolarmente interessante.

A differenza di territori nei quali la priorità può essere la costruzione di nuovi edifici, Salso possiede già un patrimonio immobiliare molto consistente, nato anche durante periodi nei quali la città accoglieva flussi turistici molto superiori agli attuali.

Alberghi, strutture ricettive, edifici pubblici e privati rappresentano quindi un enorme capitale già costruito.

La domanda diventa: perché consumare altro territorio quando esistono immobili che potrebbero essere trasformati?

Rigenerare, naturalmente, è spesso più complicato che costruire da zero. Occorre affrontare proprietà frammentate, vincoli, costi di restauro, destinazioni urbanistiche e sostenibilità economica.

Ma esiste anche un vantaggio enorme: gli edifici esistenti si trovano spesso proprio nel cuore della città.

Recuperarli significa riportare persone, attività e investimenti dove esistono già strade, servizi e commercio.

Significa anche evitare quell’effetto paradossale per il quale una città si allarga verso l’esterno mentre alcune parti del centro perdono funzioni.

Per una destinazione turistica il tema assume un valore ancora maggiore.

La qualità urbana è parte integrante dell’esperienza del visitatore. Una facciata recuperata, un albergo riaperto, uno spazio trasformato in sede culturale o commerciale non costituiscono soltanto interventi immobiliari: modificano la percezione complessiva della città.

La Regione ha inoltre avviato il percorso di aggiornamento della legge urbanistica regionale n. 24 del 2017, annunciando un confronto con Comuni, Province, professionisti, associazioni e parti sociali. Ambiente Emilia-Romagna

È quindi un momento interessante anche per le amministrazioni locali.

Salsomaggiore potrebbe avere una straordinaria opportunità: trasformare quello che qualche volta viene percepito come un problema — la presenza di un patrimonio enorme e non sempre pienamente utilizzato — in un elemento distintivo del proprio futuro.

Non costruire necessariamente di più.

Far vivere meglio quello che abbiamo già.