L’UOMO CHE TACQUE PER 26 ANNI: NEI BOSCHI DI BARGONE RIVIVE LA STORIA DI ROLANDO DE’ MEDICI

Venerdì 18 settembre un percorso storico-narrativo condurrà nei luoghi in cui, secondo le fonti medievali, l’eremita trascorse ventisei anni lontano dal mondo. E c’è un particolare poco conosciuto: non era un Medici di Firenze.

C’è una storia sulle colline di Salsomaggiore che sembra scritta per un romanzo.

Un uomo lascia la società del suo tempo, raggiunge i boschi intorno a Bargone e sceglie una vita radicale: solitudine, povertà e soprattutto silenzio.

Non per alcuni giorni.

Secondo la tradizione biografica, per ventisei anni.

L’uomo è Rolando, o Orlando, detto de’ Medici, eremita vissuto nel XIV secolo e protagonista di una vicenda che venerdì 18 settembre 2026 tornerà a vivere attraverso uno speciale percorso nei boschi intorno al Castello di Bargone. 

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Prima sorpresa: non era uno dei celebri Medici di Firenze

Il cognome rischia di portarci sulla strada sbagliata.

Secondo il Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani, le fonti non consentono infatti di collegare Rolando alla dinastia medicea che avrebbe dominato Firenze.

La documentazione rimanda piuttosto a una famiglia “de Medicis” dell’area milanese. La successiva associazione con i Medici toscani sarebbe nata secoli dopo, attraverso elaborazioni agiografiche e letterarie. 

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È proprio questo particolare a rendere la storia ancora più affascinante: togliendo la leggenda più famosa rimane una vicenda documentariamente più complessa e, forse, ancora più interessante.

Nel 1360 l’arrivo nei boschi di Bargone

Le fonti studiate da Treccani indicano nel 1360 l’arrivo dell’eremita nel territorio del Castello di Bargone, allora inserito nell’area controllata dai Pallavicino.

Da quel momento Rolando avrebbe vissuto per ventisei anni nei boschi del Preappennino salsese.

Il racconto tramandato lo descrive mentre dorme all’aperto, si nutre di bacche e frutti selvatici e indossa pelli.

Soprattutto, tace.

Il silenzio diventa il tratto centrale della sua figura. 

Venerdì si camminerà provando a vivere quel silenzio

Ed è proprio questa esperienza che gli organizzatori cercheranno di ricostruire il 18 settembre.

Il ritrovo è previsto alle 16.30 nei pressi del Castello di Bargone.

Il percorso sarà un anello di circa 5,5 chilometri, con difficoltà medio-bassa. In una parte della camminata ai partecipanti verrà chiesto di procedere in completo silenzio, ascoltando soltanto il bosco.

Durante il tragitto sarà inoltre letto un brano della tradizione biografica relativa a Rolando e verranno raccontati la sua quotidianità e gli ultimi momenti della sua vita. 

Il castello non è soltanto uno sfondo

Il luogo ha un’importanza decisiva.

Il Castello di Bargone, costruito prima dell’anno Mille, fu legato prima ai vescovi di Parma e poi ai Pallavicino. Sorge ancora oggi in posizione dominante sopra il paesaggio circostante ed è una residenza privata normalmente non aperta al pubblico. 

Sono proprio i boschi che circondano il maniero a costituire il cuore della storia di Rolando.

Secondo la narrazione antica, ormai alla fine della vita l’eremita sarebbe stato trovato nell’area di Bargone e portato presso il castello.

Qui avrebbe interrotto quel lunghissimo silenzio prima di morire.

Un personaggio che Salso potrebbe raccontare molto di più

Il caso di Rolando de’ Medici dimostra quanto il territorio salsese contenga storie poco conosciute anche dagli stessi residenti.

Bargone non è soltanto un castello da fotografare.

È un luogo dove si incrociano Medioevo, spiritualità, Pallavicino, paesaggio e memoria popolare.

E forse proprio questo è il tipo di patrimonio che può alimentare una forma diversa di turismo: persone che non vengono soltanto a “vedere qualcosa”, ma arrivano per ascoltare una storia e camminare nei luoghi in cui quella storia è nata.

La partecipazione all’appuntamento del 18 settembre costa 6 euro, il numero massimo previsto è di 20 persone e la prenotazione è obbligatoria entro il 15 settembre. 

Una piccola iniziativa, dunque.

Ma con alle spalle una storia lunga oltre sei secoli.

E un uomo che, almeno secondo la tradizione arrivata fino a noi, fece qualcosa che oggi appare quasi inconcepibile:

rimase in silenzio per ventisei anni.