SALSOMAGGIORE TERME – Oggi bisogna percorrere parecchi chilometri per vedere il mare. Eppure, per ritrovarlo a Salsomaggiore, in un certo senso basta guardare sotto i nostri piedi.
Milioni di anni fa il paesaggio che conosciamo non esisteva. Al posto delle colline, dei boschi e delle strade che circondano Salsomaggiore si estendeva un ambiente marino popolato da balene, delfini, squali, molluschi e numerose altre forme di vita.
Le prove di quel mondo scomparso sono ancora qui. Sono conservate nei sedimenti attraversati dal torrente Stirone e, soprattutto, nel MuMAB – Museo Mare Antico e Biodiversità, al Podere Millepioppi di San Nicomede.
Un museo del mare nel cuore dell’Emilia
È proprio questo apparente paradosso a rendere il MuMAB uno dei luoghi più sorprendenti del territorio: un museo dedicato al mare in una città che oggi il mare non ce l’ha.
Il percorso geopaleontologico permette di seguire l’evoluzione del Bacino Padano in un arco temporale enorme, compreso tra il Miocene Medio, circa 14 milioni di anni fa, e il Pleistocene Medio, circa 500 mila anni fa. In quelle epoche il mare ricopriva progressivamente territori che oggi costituiscono parte della Pianura Padana.

Non è quindi una ricostruzione fantastica: sono i fossili stessi a raccontarlo.
Conchiglie, resti di organismi marini e soprattutto scheletri di cetacei riaffiorati dai sedimenti dello Stirone hanno trasformato quest’area in un sito di notevole interesse paleontologico.
La balenottera unica al mondo scoperta nello Stirone
Tra i reperti più importanti custoditi dal MuMAB ce n’è uno davvero eccezionale.
Si tratta della Plesiobalaenoptera quarantellii, una balenottera fossile il cui scheletro quasi completo venne portato alla luce nel 1985 dall’erosione del torrente Stirone.
L’esemplare risale a circa 10-11 milioni di anni fa e rappresenta, secondo la documentazione del museo, l’unico esemplare conosciuto al mondo di questa specie. Il nome scientifico venne riconosciuto nel 2010 e rende omaggio al paleontofilo salsese Raffaele Quarantelli, protagonista di decenni di ricerche nella zona.
Quarantelli, insieme al Gruppo Paleontofili Salsesi, contribuì infatti in modo determinante alla raccolta dei reperti che oggi costituiscono il cuore del patrimonio paleontologico del museo. La collezione è considerata fra le più importanti per comprendere l’evoluzione geologica del Bacino Padano.
E poi c’è Matilde: una balena e i denti di uno squalo
C’è un’altra storia che sembra uscita da un documentario.
Nella sala immersiva del MuMAB è conservato lo scheletro di una balenottera chiamata “Matilde”.
Tra le sue vertebre sono stati rinvenuti denti di squalo. Il ritrovamento ha alimentato l’ipotesi che l’animale possa essere stato aggredito da uno o più squali, oppure che gli squali siano intervenuti sulla carcassa.

Il museo utilizza proprio questo reperto per raccontare anche il funzionamento delle catene alimentari dell’antico ecosistema marino.
Pensare che tutto questo sia avvenuto dove oggi passeggiamo tra le colline salsesi restituisce una prospettiva completamente diversa del territorio.
Lo Stirone, un museo all’aperto
Per capire questa storia non basta però entrare in un edificio.
Il vero protagonista è anche il torrente Stirone.
L’erosione dell’acqua ha progressivamente inciso gli strati geologici, facendo emergere sedimenti ricchissimi di fossili. A partire dagli anni Sessanta questi ritrovamenti attirarono l’attenzione degli appassionati locali e successivamente anche quella del mondo scientifico.
Ancora oggi alcune stratificazioni argillose del Parco dello Stirone e del Piacenziano contengono numerosi fossili marini. Non a caso il territorio viene descritto come una sorta di “museo all’aperto” della storia geologica della Pianura Padana.
È come poter attraversare milioni di anni semplicemente seguendo il corso di un torrente.
E anche le acque saline raccontano quell’antico mare
C’è poi un collegamento particolarmente suggestivo con l’identità stessa di Salsomaggiore.
Secondo il percorso divulgativo del MuMAB, anche le acque saline che caratterizzano il sottosuolo salsese sono legate alla lontanissima storia marina di questo territorio.
Il mare, dunque, è scomparso dal paesaggio ma ha lasciato dietro di sé tracce profonde.
Fossili, sedimenti, sale e conformazione del territorio sono pagine differenti dello stesso gigantesco libro geologico.
Una Salsomaggiore che molti salsesi forse non conoscono
Forse è questa la vera curiosità.
Quando si parla di Salsomaggiore si pensa normalmente alla sua architettura, ai palazzi, agli eventi o alla storia più recente della città. Molto più raramente si pensa a balene e squali che nuotavano sopra il territorio dove oggi sorgono le nostre case.
Eppure è una delle storie più antiche — e probabilmente più spettacolari — che Salsomaggiore possa raccontare.
Il MuMAB permette di leggerla attraverso reperti reali, ricostruzioni, installazioni multimediali e una sezione dedicata anche alla biodiversità contemporanea del Parco dello Stirone.
Un viaggio che parte da milioni di anni fa e arriva fino al paesaggio che vediamo oggi.
E forse, dopo averlo visitato, passeggiare per Salsomaggiore non è più esattamente la stessa cosa.
Perché sotto quella strada, sotto quel prato o sotto quella collina, milioni di anni fa potrebbe esserci stato il mare.
