Sotto Salsomaggiore, la memoria della guerra: i rifugi antiaerei nascosti sotto la città

Ci sono luoghi davanti ai quali passiamo ogni giorno senza sapere davvero cosa custodiscano.

Un muro ricoperto di muschio. Un’apertura nella terra. Un ingresso quasi nascosto dietro un edificio. Per molti sono soltanto parti dimenticate della città. Ma ottant’anni fa potevano rappresentare la differenza tra la vita e la morte.

Sotto e ai margini della Salsomaggiore che conosciamo oggi esistono ancora rifugi antiaerei costruiti o utilizzati durante la Seconda guerra mondiale. Non sono leggende tramandate nei bar o racconti privi di riscontri: alcuni di questi luoghi sono documentati dall’ANPI di Salsomaggiore, insieme alle testimonianze e agli atti relativi ai bombardamenti che colpirono la città.

E improvvisamente la Salso elegante dei viali, dei palazzi e delle terme assume un volto completamente diverso.

Quando il cielo sopra Salso faceva paura

Provate per un istante a immaginare Salsomaggiore nel 1944.

Niente traffico di oggi, niente telefoni cellulari, nessuna informazione in tempo reale. Bastava il rumore di un aereo nel cielo per cambiare completamente una giornata.

Quando arrivava l’allarme, bisognava decidere in pochi secondi cosa fare.

Lasciare la casa.

Prendere i bambini.

Correre.

E scendere sottoterra.

Perché la guerra, che per tanto tempo poteva essere sembrata qualcosa di lontano, era arrivata anche qui.

Una lettera del 22 settembre 1944, inviata dal podestà di Salsomaggiore al capo della Provincia di Parma, descrive ciò che era accaduto appena una settimana prima.

Il 15 settembre 1944, intorno alle ore 15, una formazione di otto cacciabombardieri sorvolò Salsomaggiore. Alcuni velivoli scesero improvvisamente di quota e iniziarono un’azione di bombardamento e mitragliamento.

Le bombe caddero in diverse zone della città: nei pressi di Viale Verdi e della stazione ferroviaria, verso Montauro, nell’area delle fornaci di Campore e nelle campagne circostanti.

Il bilancio riportato nel documento fu terribile: 25 morti e 6 feriti.

Numeri che oggi leggiamo in pochi secondi.

Dietro ognuno di quei numeri, però, c’era una persona che quella mattina si era svegliata pensando di vivere una giornata normale.

Gli ingressi che ancora oggi raccontano quella paura

La documentazione raccolta dall’ANPI di Salsomaggiore Terme permette di individuare alcuni dei rifugi antiaerei cittadini.

Uno si trova all’inizio di Viale delle Rimembranze, dietro l’ufficio postale.

Altri due ingressi si affacciano sulla curva di Viale del Lavoro.

Un ulteriore rifugio, descritto come ormai completamente ricoperto dal muschio e dotato di due ingressi, è situato entrando nel parco del Grand Hotel da Via del Lavoro.

Un altro ancora viene indicato dietro la chiesa di San Vitale.

Luoghi che oggi possono sembrare anonimi.

Ma durante la guerra significavano una sola cosa: protezione.

Immaginare decine di persone ammassate in quegli spazi mentre fuori si sentivano esplosioni e mitragliamenti restituisce una dimensione completamente diversa della storia cittadina.

Non quella raccontata dalle grandi strategie militari o dai generali.

Quella vissuta dalle famiglie.

Il marzo 1945: Salsomaggiore torna sotto le bombe

La guerra non terminò con quell’incursione.

Nel marzo del 1945, quando ormai la fine del conflitto in Italia era vicina, Salsomaggiore venne nuovamente colpita.

Una cronaca dell’epoca riferisce che il 24 marzo 1945 formazioni di cacciabombardieri compirono ripetute azioni sulla città tra la mattina e il pomeriggio.

Furono danneggiati edifici simbolici di Salsomaggiore, tra cui lo Stabilimento Berzieri, il Teatro Nuovo e il Grande Albergo delle Terme, oltre ad abitazioni civili.

La mattina successiva ci fu un’altra incursione, con mitragliamenti del centro urbano e bombe cadute nelle zone periferiche verso Salsominore e Tabiano.

Pensare al Berzieri sotto attacco è forse una delle immagini che rende meglio quanto fosse cambiato il mondo.

Quello che oggi rappresenta uno dei simboli più riconoscibili della città era diventato parte di un paesaggio di guerra.

Dentro un rifugio, mentre sopra cadevano le bombe

Non abbiamo bisogno di inventare scene cinematografiche per comprendere cosa potessero provare le persone.

Le testimonianze relative ai rifugi antiaerei emiliani raccontano sempre gli stessi elementi: il rumore sordo delle esplosioni, la terra che trema, la polvere, il pianto dei bambini e soprattutto la paura che una bomba potesse centrare direttamente il rifugio.

A Parma, che durante il 1944 subì violentissimi bombardamenti, le testimonianze descrivono gli occupanti dei ricoveri nell’attesa del cessato allarme, tra momenti di socializzazione e improvvise ore di autentico terrore.

È difficile pensare che nei ricoveri salsesi le emozioni fossero molto diverse.

Fuori, il cielo.

Dentro, il buio.

E tra i due, qualche metro di terra e cemento.

Ma esistono davvero dei “cunicoli segreti” sotto Salsomaggiore?

È probabilmente la domanda più affascinante.

Da anni, come accade in molte città italiane, circolano racconti su cunicoli, passaggi sotterranei e collegamenti nascosti.

Qui però occorre distinguere la storia documentata dalla leggenda.

L’esistenza di diversi rifugi antiaerei a Salsomaggiore è documentata.

Non abbiamo invece, allo stato delle fonti consultate, documentazione sufficiente per affermare che sotto l’intera città esistesse una rete militare di tunnel collegati fra loro.

Ed è proprio questa incertezza a rendere la vicenda ancora più interessante.

Quanto sono profondi i rifugi?

Quanto si estendono?

Esistono ramificazioni oggi murate?

Alcuni ingressi conducevano a strutture indipendenti oppure esistevano collegamenti più lunghi?

Sono domande alle quali potrebbe rispondere soltanto una ricognizione documentale e tecnica seria, attraverso archivi, planimetrie storiche e sopralluoghi autorizzati.

Una città sotterranea ancora da raccontare

Salsomaggiore è conosciuta soprattutto per ciò che appare in superficie.

Le architetture Liberty e Déco.

I grandi viali.

I parchi.

Gli edifici termali.

Ma esiste anche una città che non vediamo.

Una città fatta di strutture sotterranee, pozzi, opere tecniche e rifugi.

I ricoveri della guerra appartengono a questo patrimonio nascosto.

E forse meritano di essere studiati e raccontati con maggiore attenzione.

Non come attrazione macabra.

Ma come luoghi della memoria.

Perché dietro quelle pareti non ci furono soltanto cemento e terra.

Ci furono uomini che cercavano di non mostrare paura.

Madri che stringevano i figli.

Anziani che aspettavano il cessato allarme.

Persone che ascoltavano ogni esplosione chiedendosi se sarebbero tornate a casa.

Quegli ingressi sono ancora lì

Questa è forse la parte più impressionante della storia.

Ottant’anni dopo, alcuni di quegli ingressi sono ancora nella nostra città.

Passiamo accanto a loro.

Magari senza guardarli.

La vegetazione ne ha coperto alcune parti. Il tempo ha attenuato i segni. Nuove generazioni sono nate senza conoscere ciò che accadde.

Ma quei muri sono rimasti.

E quando si scopre cosa rappresentavano, diventa difficile guardarli nello stesso modo.

La prossima volta che passeremo per Viale delle Rimembranze, Viale del Lavoro o nei pressi di San Vitale, forse ricorderemo che sotto i nostri piedi c’è anche un pezzo della Salsomaggiore che ebbe paura.

E che riuscì, nonostante tutto, a sopravvivere alla guerra.

SalsoNews cerca testimonianze

Esistono fotografie private degli interni dei rifugi?

Qualcuno ricorda racconti dei propri genitori o nonni?

Esistono ingressi o strutture sotterranee cittadine delle quali non si parla più?

SalsoNews invita i lettori a condividere fotografie, documenti e testimonianze familiari.

Perché proprio dai ricordi custoditi nelle case dei salsesi potrebbe emergere una parte della storia della città che ancora oggi aspetta di essere completamente ricostruita.