Giovani, prevenzione e disagio: Parma sperimenta un nuovo modello. Una riflessione che riguarda tutto il territorio

Parlare dei giovani soltanto quando emerge un problema significa spesso arrivare troppo tardi. Disagio, isolamento sociale, dipendenze, fragilità psicologiche, difficoltà familiari e rapporto complesso con il mondo digitale sono questioni che non riguardano esclusivamente le grandi città e non possono essere affrontate soltanto quando assumono i contorni dell’emergenza.

Da questa consapevolezza nasce “Prevento – Festival dei Giovani, della Prevenzione e della Coesione Sociale”, che il 25 e 26 settembre torna a Parma per la sua seconda edizione. Un evento che mette insieme giovani, famiglie, insegnanti, educatori, psicologi, assistenti sociali, operatori e amministratori pubblici.

La caratteristica più interessante del progetto è dichiarata fin dalla sua impostazione: Prevento non vuole essere soltanto un convegno. Il modello scelto punta infatti su incontri, workshop, dialoghi intergenerazionali e attività nelle quali i ragazzi non sono semplicemente destinatari delle politiche giovanili, ma diventano parte attiva della discussione.

Il percorso è stato anticipato dai cosiddetti “Aperitivi Preventivi”, cinque appuntamenti organizzati tra il 28 agosto e il 24 settembre al Lostello, nel Parco della Cittadella. In quelle occasioni ragazzi ed esperti hanno affrontato differenti aspetti del tema della prevenzione. Durante il festival sono invece previsti talk con esperti, workshop operativi e momenti condotti direttamente dai giovani, coinvolti anche nella comunicazione e nel podcast ufficiale dell’iniziativa.

La parola centrale è quindi prevenzione.

Una parola che, nel dibattito pubblico, rischia talvolta di diventare astratta. Prevenire significa invece costruire reti prima che le situazioni diventino ingestibili: mettere in comunicazione scuola, famiglia, associazioni, servizi sociali, sport, istituzioni e realtà educative.

La questione riguarda direttamente anche territori come Salsomaggiore e il Parmense occidentale.

Le città di dimensioni medio-piccole possiedono infatti un vantaggio importante: la maggiore prossimità tra persone, istituzioni, scuole e associazioni può rendere più semplice costruire reti territoriali. Ma la dimensione ridotta non protegge automaticamente dai problemi delle nuove generazioni.

Anzi, isolamento, carenza di spazi di aggregazione, difficoltà nell’accesso ad alcune opportunità formative e distanza dai servizi specializzati possono assumere caratteristiche particolari proprio nei centri più piccoli.

Per questo l’esperienza parmigiana può offrire uno spunto interessante anche per Salsomaggiore. Non necessariamente replicando un festival identico, ma interrogandosi su quali strumenti permanenti possano essere costruiti per coinvolgere direttamente ragazzi e famiglie.

Un tavolo periodico? Un osservatorio locale? Una consulta giovanile maggiormente operativa? Incontri nelle scuole? Laboratori dedicati al rapporto tra adolescenti e social network? Spazi in cui i giovani possano essere ascoltati prima ancora che emergano situazioni di disagio?

Sono interrogativi che meritano attenzione.

La prevenzione ha infatti una caratteristica particolare: quando funziona, spesso non produce titoli clamorosi. Il suo successo consiste proprio nell’impedire che determinate situazioni raggiungano il livello dell’emergenza.

Il progetto di Parma suggerisce quindi un cambio di prospettiva: non parlare dei giovani, ma parlare con i giovani.

Ed è probabilmente questo il punto più interessante anche per Salsomaggiore.