Il turismo lento conquista l’Emilia-Romagna: superate 10mila visite ai 371 santuari del Circuito regionale

A piedi, in bicicletta o in handbike alla scoperta di borghi, paesaggi e luoghi di culto. L’edizione 2026 è dedicata anche all’ottavo centenario della morte di San Francesco.

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Più di 10mila visite certificate e ancora settimane a disposizione prima della chiusura dell’edizione 2026. Il Circuito dei Santuari dell’Emilia-Romagna conferma come il turismo lento stia diventando un modo sempre più strutturato di conoscere il territorio: non soltanto pellegrinaggio religioso, ma anche cammino, bicicletta, cultura, scoperta dei borghi e attività all’aria aperta.

La settima edizione del progetto coinvolge 371 santuari distribuiti sul territorio regionale e si concluderà il prossimo 24 ottobre al Santuario di San Luca, a Bologna. Secondo i dati diffusi dall’organizzazione e riportati il 21 settembre, nel 2026 è stata superata quota 10mila visite certificate, con più di 260 partecipanti attivi nella fase attuale della manifestazione.

Non si tratta, però, di una semplice raccolta di visite.

Il meccanismo del Circuito invita i partecipanti a raggiungere i luoghi inseriti nel progetto a piedi, in bicicletta o in handbike, scegliendo liberamente il proprio percorso e ottenendo differenti brevetti al raggiungimento degli obiettivi stabiliti.

La manifestazione è iniziata il 25 aprile e coinvolge l’intera Emilia-Romagna. La Città Metropolitana di Bologna, presentando l’edizione 2026, aveva confermato i 371 santuari inseriti nel programma e la possibilità di costruire autonomamente il proprio itinerario.

L’anno di San Francesco

L’edizione 2026 assume un significato particolare perché coincide con gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi.

Per questa ragione sono stati introdotti anche tre itinerari francescani che mettono in comunicazione Bologna, Assisi e Rieti, affiancandosi ai percorsi provinciali e ai brevetti già consolidati.

L’idea del viaggio cambia così prospettiva.

Non c’è necessariamente una strada obbligatoria da seguire né l’esigenza di completare tutto in pochi giorni. Ognuno può costruire il proprio percorso scegliendo luoghi, distanze e modalità di spostamento.

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Ed è probabilmente proprio questa flessibilità a spiegare parte del successo della formula.

Nel 2025 il Circuito aveva registrato, secondo i dati diffusi alla presentazione della nuova edizione, 810 iscritti e oltre 16.400 visite.

Quando un santuario diventa anche destinazione turistica

Dietro il dato numerico c’è un fenomeno interessante soprattutto per i piccoli territori.

Chi percorre decine di chilometri per raggiungere una chiesa, un santuario o un borgo non si limita necessariamente alla visita religiosa. Si ferma, attraversa centri minori, utilizza bar e ristoranti, scopre paesaggi, fotografa luoghi che raramente entrano nei grandi itinerari turistici.

È un modello coerente con la strategia più ampia dell’Emilia-Romagna sul turismo lento. Il calendario regionale 2026 dedicato ai Cammini e alle Vie di Pellegrinaggio comprende infatti oltre cento appuntamenti, tra trekking, cammini notturni, aperture di monasteri e iniziative dedicate alle nuove generazioni.

Per territori come quello parmense e salsese è un fenomeno da osservare con attenzione.

Salsomaggiore ha infatti una posizione che permette di ragionare non soltanto sul turismo di destinazione tradizionale, ma anche sull’integrazione con percorsi di territorio, attività outdoor, piccoli borghi, enogastronomia e patrimonio culturale.

Il successo dei 371 santuari suggerisce una cosa semplice: il visitatore contemporaneo non cerca necessariamente una sola attrazione. Sempre più spesso cerca un’esperienza, una strada da percorrere e qualcosa da scoprire durante il viaggio.

Ed è proprio nella capacità di collegare destinazioni diverse che il turismo lento può trasformarsi da fenomeno di nicchia a reale opportunità per i territori.