Ci sono numeri che devono essere trattati con particolare attenzione, perché dietro ogni statistica esistono bambini, famiglie e percorsi di cura lunghi e complessi. A Parma ogni anno vengono registrate tra 25 e 30 nuove diagnosi di patologie oncologiche pediatriche. L’Oncoematologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria segue attualmente circa 100 pazienti in terapia attiva, ai quali si aggiungono circa 500 bambini e ragazzi inseriti nei protocolli di follow-up.
Sono i dati diffusi in occasione del ritorno della campagna “Accendi d’oro, accendi la speranza”, iniziativa del “Settembre d’Oro” dedicata alla sensibilizzazione sui tumori infantili. A Parma la campagna vede impegnate le Aziende sanitarie insieme all’associazione NOI per Loro, da anni vicina al reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale dei Bambini. L’iniziativa nazionale è promossa da AIEOP e FIAGOP e utilizza come simbolo il nastrino dorato. Il messaggio centrale è quello della diagnosi precoce. Nella maggioranza dei casi, infatti, i sintomi iniziali possono essere poco specifici e facilmente confusi con disturbi più comuni. Da qui l’importanza della capacità di pediatri, famiglie e strutture sanitarie di riconoscere segnali persistenti o anomali e di indirizzare rapidamente il bambino verso accertamenti specialistici.

Ma il secondo pilastro è la rete. Un tumore pediatrico non viene affrontato da un singolo professionista: richiede oncologi, pediatri, radiologi, chirurghi, infermieri, psicologi e altre figure che devono lavorare in modo coordinato. Per questa ragione la capacità di Parma di inserirsi in una rete regionale assume particolare rilevanza.
La notizia riguarda direttamente anche la provincia. I bambini e gli adolescenti seguiti dall’Ospedale dei Bambini provengono infatti da un territorio ampio, e la continuità tra ospedale e servizi locali diventa essenziale una volta terminata la fase più intensiva delle cure.
Il dato dei circa 500 pazienti in follow-up è forse quello che racconta meglio questa dimensione. La fine della terapia non coincide infatti automaticamente con la fine del percorso assistenziale. I controlli successivi servono a individuare eventuali recidive, ma anche a monitorare possibili conseguenze delle terapie nel lungo periodo.
Per una comunità territoriale come quella di Salsomaggiore, la campagna offre anche un’occasione per riflettere sulla solidarietà concreta. Negli anni l’area parmense ha sviluppato una rete associativa particolarmente attiva nel sostegno alla sanità. Pochi giorni fa, ad esempio, l’AUSL ha comunicato che un’iniziativa realizzata a Neviano degli Arduini ha permesso di destinare 7.000 euro al Centro di Oncologia e Radioterapia del Maggiore, grazie a oltre cinquanta volontari e circa cinquecento partecipanti.
La forza di questi progetti non sta soltanto nella raccolta economica. Sta nel creare una cultura nella quale la malattia non diventa motivo di isolamento per la famiglia.
“Accendere d’oro” significa quindi parlare di ricerca, prevenzione e cure, ma anche ricordare che la comunità può avere un ruolo. Donazioni, volontariato, sostegno alle associazioni e maggiore conoscenza dei segnali di allarme sono strumenti differenti della stessa rete.
E se c’è un messaggio che emerge dai dati di Parma è proprio questo: contro i tumori pediatrici la velocità della diagnosi è fondamentale, ma altrettanto decisiva è la capacità di non lasciare sole le famiglie durante e dopo il percorso terapeutico.
