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24 Ott 2026, Sab

Ecomafie, la Romagna davanti a un’emergenza ambientale: Forlì-Cesena prima in regione per reati nel ciclo dei rifiuti

Il rapporto Ecomafia 2026 di Legambiente fotografa una situazione che impone attenzione: 83 reati, 85 persone denunciate e 24 sequestri nella provincia di Forlì-Cesena. In tutta l’Emilia-Romagna le violazioni penali ambientali accertate sono 1.434. Il business illegale nazionale continua a crescere nonostante il calo del numero complessivo dei reati.

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FORLÌ-CESENA, 22 ottobre 2026 – Esiste un’economia sommersa che non produce soltanto danni finanziari, ma lascia conseguenze profonde sul territorio, sull’ambiente e sulla salute delle comunità. È quella che ruota intorno alla gestione illegale dei rifiuti, un fenomeno che continua a rappresentare una delle principali criticità ambientali italiane.

A richiamare l’attenzione sulla situazione della Romagna sono i dati del rapporto Ecomafia 2026 di Legambiente, presentati a livello regionale il 21 ottobre a Bologna.

Il quadro che emerge è particolarmente significativo per la provincia di Forlì-Cesena, che nel 2025 ha registrato 83 reati accertati nel ciclo dei rifiuti, collocandosi al primo posto in Emilia-Romagna in questa specifica categoria.

Il dato è accompagnato da 85 persone denunciate e 24 sequestri.

Numeri che non consentono di attribuire automaticamente tutti gli illeciti a organizzazioni criminali, ma evidenziano la necessità di mantenere alta l’attenzione sulla legalità ambientale.

FOCUS FORLÌ-CESENA — DATI 2025

83

Reati nel ciclo dei rifiuti

85

Persone denunciate

24

Sequestri

Fonte: Rapporto Ecomafia 2026, Legambiente Emilia-Romagna.

Il primato regionale che deve far riflettere

Il territorio di Forlì-Cesena non è l’unico a registrare criticità.

Nel complesso, la Regione Emilia-Romagna conta 492 reati accertati nel ciclo dei rifiuti durante il 2025.

La distribuzione provinciale mostra però differenze significative, con Forlì-Cesena in testa alla graduatoria regionale.

Reati nel ciclo dei rifiuti per provincia

Emilia-Romagna, anno 2025. Dati Legambiente. La graduatoria provinciale non comprende alcune rilevazioni dei Carabinieri per la Tutela Ambientale, contabilizzate separatamente.

0255075100Forlì-CesenaReggio EmiliaRiminiRavennaParmaFerraraModenaBolognaPiacenza

Il dato merita un’interpretazione attenta.

Un numero elevato di reati accertati può dipendere da diversi fattori, tra cui la presenza effettiva di condotte illecite, l’intensità dell’attività di controllo e la capacità investigativa delle autorità competenti.

Non è quindi corretto dedurre automaticamente da questa graduatoria che Forlì-Cesena sia il territorio più inquinato della regione.

Rimane però evidente che la gestione dei rifiuti rappresenta un settore nel quale sono state riscontrate numerose violazioni di rilevanza penale.

Che cosa significa parlare di ecomafie

Il termine ecomafia viene utilizzato da Legambiente per descrivere il sistema delle illegalità ambientali, comprese le attività criminali che possono generare profitti attraverso lo sfruttamento illecito delle risorse naturali e la violazione delle normative.

La gestione illegale dei rifiuti costituisce uno degli ambiti più delicati.

Il settore può comprendere condotte differenti, dal trasporto non autorizzato allo smaltimento abusivo, dall’abbandono illecito alla gestione irregolare degli impianti, fino alle attività organizzate di traffico di rifiuti.

Non tutte queste violazioni presentano la medesima gravità e non tutte sono necessariamente riconducibili alla criminalità organizzata.

Tuttavia, quando gli illeciti diventano sistematici o si inseriscono in attività economiche strutturate, le conseguenze possono assumere dimensioni particolarmente rilevanti.

Il problema non riguarda soltanto l’ambiente.

Riguarda anche la correttezza della concorrenza, perché chi aggira gli obblighi di legge può ottenere vantaggi economici indebiti rispetto alle aziende che sostengono i costi di una gestione regolare.

L’economia illegale danneggia le imprese oneste

La gestione corretta dei rifiuti comporta investimenti, autorizzazioni, controlli, tracciabilità e adempimenti normativi.

Le imprese che operano nel rispetto delle regole devono sostenere costi legati alla raccolta, al trattamento, al recupero e allo smaltimento dei materiali.

Quando un operatore economico decide di sottrarsi illegalmente a questi obblighi, non compromette soltanto la tutela ambientale.

Introduce una distorsione del mercato.

Un prezzo artificiosamente basso, ottenuto attraverso comportamenti illeciti, può infatti penalizzare le aziende che investono nella sicurezza e nella sostenibilità.

Per questo motivo, il contrasto alle illegalità ambientali rappresenta anche una forma di tutela dell’economia sana.

La legalità non dovrebbe essere considerata un elemento accessorio dell’attività imprenditoriale, ma una condizione essenziale per garantire concorrenza corretta, protezione dei lavoratori e rispetto del territorio.

Emilia-Romagna, oltre 1.400 reati ambientali in un anno

Il quadro regionale presentato da Legambiente mostra 1.434 reati ambientali accertati nel 2025, con una media di quasi quattro al giorno.

Sono state denunciate 1.200 persone, mentre si registrano 9 arresti e 289 sequestri.

L’Emilia-Romagna occupa il decimo posto nella graduatoria nazionale.

I reati nel ciclo dei rifiuti costituiscono la categoria più numerosa, seguiti da quelli contro gli animali e dalle violazioni nel ciclo del cemento.

Il rapporto segnala un calo complessivo dei reati ambientali accertati rispetto all’anno precedente, ma il fenomeno rimane significativo.

In particolare, il numero degli illeciti amministrativi e l’entità degli interessi economici coinvolti richiamano la necessità di non abbassare la guardia.

Un business nazionale da 11,5 miliardi di euro

Il rapporto Ecomafia 2026 contiene un dato particolarmente importante anche sotto il profilo economico.

Secondo le stime di Legambiente, il valore complessivo del business illegale legato alle ecomafie ha raggiunto nel 2025 gli 11,5 miliardi di euro, rispetto ai 9,3 miliardi dell’anno precedente.

Un incremento di 2,2 miliardi che testimonia la rilevanza economica delle attività illecite ambientali.

Nel complesso, in Italia sono stati accertati 35.735 reati ambientali, in diminuzione del 12% rispetto al 2024.

Contemporaneamente sono però cresciuti gli illeciti amministrativi, arrivati a 77.895, con un aumento dell’11,4%.

Il totale delle violazioni penali e amministrative raggiunge quindi quota 113.630.

Numeri che delineano un fenomeno articolato, nel quale il calo di alcuni indicatori non corrisponde necessariamente a una riduzione del peso economico dell’illegalità.

La tutela dell’ambiente è anche una questione di salute

L’attenzione verso la gestione dei rifiuti non riguarda esclusivamente il rispetto delle normative.

Smaltimenti irregolari, abbandoni incontrollati e gestioni non autorizzate possono comportare rischi per il suolo, le acque, gli ecosistemi e, in determinate circostanze, per la salute delle persone.

La gravità degli effetti dipende naturalmente dalla tipologia delle sostanze coinvolte, dalle modalità di gestione e dalle caratteristiche dei luoghi.

Non ogni illecito ambientale provoca automaticamente un danno sanitario accertato.

È però evidente che la corretta gestione dei materiali e dei rifiuti costituisce uno dei presupposti fondamentali per la protezione dell’ambiente.

Per un territorio come la Romagna, nel quale convivono attività industriali, agricole, turistiche e importanti aree naturali, la tutela delle risorse ambientali rappresenta anche una condizione per la qualità della vita e lo sviluppo economico.

Le proposte di Legambiente per rafforzare i controlli

Accanto ai numeri, il rapporto contiene dieci proposte rivolte al Governo per migliorare il contrasto alle illegalità ambientali.

Tra le richieste figurano il rafforzamento degli strumenti normativi, il completamento del recepimento della direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, maggiori risorse per contrastare l’abusivismo e interventi per rendere più efficace il sistema dei controlli.

L’associazione richiama inoltre l’esigenza di rafforzare le misure contro le irregolarità negli appalti e di migliorare la protezione delle risorse naturali.

Il tema riguarda inevitabilmente anche il rapporto tra amministrazioni pubbliche, sistema produttivo e organismi di controllo.

Per contrastare fenomeni complessi non è sufficiente intervenire quando l’illecito è già stato commesso.

Occorre lavorare anche sulla prevenzione, sulla trasparenza e sulla collaborazione istituzionale.

La Romagna davanti a una scelta

La pubblicazione dei dati offre l’occasione per una riflessione più ampia sul modello di sviluppo territoriale.

La Romagna ha costruito una parte importante della propria identità economica sulla qualità delle produzioni, sulla valorizzazione del paesaggio e sulla capacità di accogliere visitatori.

Questi elementi rappresentano risorse preziose, ma richiedono una tutela costante.

Contrastare la gestione illegale dei rifiuti significa difendere non soltanto l’ambiente, ma anche la credibilità delle imprese e l’attrattività del territorio.

Il primato provinciale di Forlì-Cesena nei reati accertati nel ciclo dei rifiuti deve quindi diventare uno stimolo per approfondire le criticità, comprendere le caratteristiche del fenomeno e valutare l’efficacia delle politiche di prevenzione.

Non è necessario alimentare allarmismi né formulare generalizzazioni sull’intero sistema imprenditoriale locale.

È invece necessario riconoscere che la legalità ambientale costituisce una delle condizioni essenziali per uno sviluppo economico sostenibile.

Perché un territorio non può definirsi veramente ricco se, mentre produce valore economico, permette che le proprie risorse naturali vengano compromesse dall’illegalità.

La crescita autentica si misura anche nella capacità di lasciare alle generazioni future un ambiente sano, un’economia trasparente e istituzioni capaci di proteggere entrambi.