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24 Ott 2026, Sab

Ridiamo del progresso, ma abbiamo davvero imparato a vivere meglio? A Ragazzola il teatro mette sotto accusa le contraddizioni del nostro tempo

A Ragazzola quattordici appuntamenti teatrali da ottobre ad aprile per divertire, emozionare e accendere l’immaginario - la Repubblica

Sabato 24 ottobre alle 21.15 arriva “Non capisco ma mi adeguo”, lo spettacolo di Antonio Guidetti con la compagnia Artemisia Teater. Una commedia che utilizza l’ironia per interrogarsi su tecnologia, cambiamenti sociali e distanza tra sviluppo e progresso.

Siamo circondati da strumenti sempre più sofisticati, comunichiamo in tempo reale con persone dall’altra parte del pianeta e affidiamo agli smartphone una parte crescente della nostra vita quotidiana.

Eppure, proprio mentre la tecnologia sembra rendere tutto più semplice, emergono nuove difficoltà nel modo di comunicare, relazionarci e interpretare il mondo.

Siamo davvero diventati più evoluti?

Oppure abbiamo semplicemente costruito strumenti più avanzati, senza necessariamente imparare a utilizzarli per migliorare la qualità della nostra esistenza?

È intorno a domande come queste che si sviluppa Non capisco ma mi adeguo, lo spettacolo in programma sabato 24 ottobre alle 21.15 al Teatro di Ragazzola, nel comune di Roccabianca.

Sul palco Antonio Guidetti e la compagnia dialettale Artemisia Teater proporranno una riflessione comica sulle trasformazioni della società contemporanea.

Sviluppo e progresso non sono la stessa cosa

Il punto di partenza dello spettacolo è una distinzione che meriterebbe di essere approfondita anche fuori dal teatro.

Lo sviluppo riguarda la crescita delle capacità tecniche, produttive e organizzative.

Il progresso, in una prospettiva più ampia, dovrebbe tradursi in un miglioramento delle condizioni della vita umana.

Le due dimensioni possono certamente procedere insieme.

Ma non sempre accade.

Una società può sviluppare tecnologie straordinarie e continuare ad affrontare problemi profondi sul piano delle relazioni, della solitudine, dell’esclusione e della qualità della vita.

Può comunicare più velocemente senza necessariamente comunicare meglio.

Può accumulare informazioni senza trasformarle in conoscenza.

Può moltiplicare le possibilità di scelta senza diventare automaticamente più consapevole.

Sono contraddizioni che il teatro comico riesce spesso a rappresentare con particolare efficacia.

L’uomo moderno e il paradosso dello smartphone

Una delle immagini evocate dalla presentazione dello spettacolo riguarda il rapporto tra essere umano e dispositivi digitali.

L’evoluzione ci ha portati alla posizione eretta, mentre l’utilizzo continuo dei telefoni ci vede spesso nuovamente curvi su uno schermo.

È una rappresentazione ironica, naturalmente, ma anche un’immagine immediatamente riconoscibile.

Basta osservare le persone sui mezzi pubblici, nei luoghi di attesa o persino sedute allo stesso tavolo.

La tecnologia ha ampliato enormemente le possibilità di comunicazione, ma ha introdotto anche nuove abitudini che meritano di essere comprese.

Il problema non è lo strumento in sé.

Uno smartphone può essere indispensabile per lavorare, studiare, mantenere relazioni e accedere ai servizi.

La questione riguarda l’equilibrio tra ciò che la tecnologia rende possibile e lo spazio che decidiamo di riservarle nella nostra vita.

Il teatro può affrontare questo argomento senza trasformarlo necessariamente in una lezione morale.

Anzi, il linguaggio della comicità consente di riconoscere le nostre contraddizioni senza sentirci immediatamente sotto accusa.

Generazioni differenti nello stesso mondo

Un altro tema affrontato dallo spettacolo riguarda l’invecchiamento della popolazione e il confronto tra generazioni.

Viviamo in una società nella quale convivono persone cresciute in contesti tecnologici profondamente diversi.

Per alcune generazioni, il telefono era uno strumento utilizzato principalmente per parlare a distanza.

Per altre è diventato un dispositivo attraverso il quale passano scuola, lavoro, relazioni personali e intrattenimento.

Questa trasformazione può generare difficoltà di comprensione reciproca.

Ma può anche offrire opportunità di confronto.

L’esperienza delle persone più anziane e la familiarità dei giovani con i nuovi linguaggi tecnologici non dovrebbero essere considerate realtà incompatibili.

Il problema nasce quando le differenze vengono trasformate in distanze culturali difficili da colmare.

Anche in questo caso la commedia può rappresentare un punto d’incontro.

Perché ridere di una situazione significa spesso riconoscere qualcosa che appartiene anche alla nostra quotidianità.

La forza dei teatri di provincia

Il Teatro di Ragazzola rappresenta una realtà significativa nel panorama culturale del territorio parmense.

I piccoli teatri svolgono una funzione che va oltre la semplice programmazione di spettacoli.

Costituiscono luoghi di relazione, occasioni di aggregazione e presìdi culturali in territori dove l’offerta artistica non sempre dispone della stessa visibilità delle grandi città.

La loro attività dimostra che la cultura non deve necessariamente concentrarsi nei principali centri urbani.

Può crescere e trovare pubblico anche in comunità più piccole, contribuendo a mantenere vive tradizioni e nuove forme di espressione.

La presenza di una compagnia dialettale introduce inoltre un elemento di identità territoriale.

Il dialetto non rappresenta soltanto un mezzo linguistico.

È anche un patrimonio di modi di dire, ritmi comici, memorie e sensibilità che appartengono alla storia delle comunità.

Ridere non significa evitare le domande difficili

Uno degli aspetti più interessanti della comicità è la sua capacità di affrontare questioni complesse attraverso situazioni apparentemente leggere.

Una battuta può rendere visibile una contraddizione che un lungo discorso teorico faticherebbe a spiegare.

Una scena divertente può portare il pubblico a riconoscere comportamenti abituali sui quali raramente ci si sofferma.

Ed è forse proprio questa la funzione più profonda della satira sociale.

Non offrire necessariamente risposte definitive, ma stimolare domande.

Non capisco ma mi adeguo promette di utilizzare questo linguaggio per raccontare una società che cambia rapidamente e nella quale non sempre riusciamo a comprendere la direzione delle trasformazioni.

Sabato sera il pubblico potrà quindi divertirsi, riconoscersi nei personaggi e magari uscire dal teatro con qualche interrogativo in più.

Perché talvolta la differenza tra una semplice risata e una buona commedia sta proprio in ciò che rimane quando il sipario si chiude.