ULTIME NEWS
24 Ott 2026, Sab

Notte fonda al Tardini: Parma senz’anima, il Torino passeggia. Gilardino, servono coraggio, idee e un po’ di sana cazzimma!

Doveva essere la partita della ripartenza, è diventata quella delle domande senza risposta. Il Parma crolla 0-3 contro il Torino, mostrando limiti tecnici, fragilità mentale e un centrocampo incapace di costruire gioco. Nella ripresa qualche segnale incoraggiante con Lontani e Frigan, ma adesso occorre cambiare mentalità. E forse anche qualche gerarchia.

Ufficiale: Gilardino è il nuovo allenatore del Parma | Diretta.it

Una prima mezz’ora da dimenticare. Ma come si fa a giocare così?

Ci sono sconfitte che si possono accettare, perché fanno parte del calcio, e altre che lasciano una sensazione ben più amara. Quella del Parma contro il Torino appartiene decisamente alla seconda categoria.

Il Tardini aspettava una reazione, un segnale di orgoglio, una squadra finalmente capace di affrontare la partita con determinazione. Invece, dopo appena quattro minuti, Simeone porta avanti il Torino. Al 24° arriva il raddoppio di Adams. Due gol subiti praticamente senza opporre resistenza.

Soltanto dopo la mezz’ora il Parma riesce a costruire una vera occasione, con Romero che impegna il portiere granata Perri.

E allora la domanda nasce spontanea: come si pensa di vincere una partita se per oltre trenta minuti non si riesce neppure a rendersi pericolosi?

Il problema non è soltanto il risultato. È la sensazione di impotenza trasmessa dalla squadra, l’incapacità di reagire, di prendere in mano il pallone e di costruire qualcosa che assomigli a un’azione offensiva organizzata.

Il Torino, ben disposto in campo da Ignazio Abate, ha fatto la sua partita con intelligenza, ordine e concretezza. Ma il Parma gli ha certamente facilitato il compito.

Il centrocampo? Non intercetta, non costruisce, non inventa

È probabilmente questo il dato più preoccupante della serata.

Il centrocampo del Parma, nella prima frazione, è sembrato un reparto smarrito, incapace di svolgere efficacemente entrambe le funzioni fondamentali del gioco: proteggere la difesa e sostenere l’attacco.

Pochi palloni recuperati, scarsa aggressività, difficoltà nelle transizioni e soprattutto una circolazione prevedibile.

Passaggi laterali, palloni indietro, ancora passaggi laterali.

Quasi che il principale obiettivo fosse evitare di sbagliare, anziché provare a costruire un’occasione da gol.

Ma il calcio non può essere soltanto gestione del pallone. Deve essere movimento, intuizione, verticalità, capacità di rischiare la giocata.

Se il centrocampo non recupera palloni quando difende e non produce gioco quando attacca, come possono gli attaccanti segnare?

Si finisce per lasciare i giocatori offensivi isolati, costretti a inventare qualcosa dal nulla, mentre gli avversari hanno tutto il tempo di organizzarsi.

Non basta avere buoni interpreti. Serve un’identità collettiva, e in questo momento il Parma fatica terribilmente a mostrarne una.

Lontani e Romero devono essere punti fermi. La squadra va costruita partendo da loro

Nella ripresa Gilardino prova a cambiare il volto della squadra. L’ingresso di Lontani, insieme a Drobnic all’intervallo, porta un atteggiamento diverso. Successivamente arrivano anche Frigan e Diallo.

Il Parma esce almeno parzialmente dal letargo del primo tempo. Si vedono maggiore vivacità, qualche movimento interessante, più intraprendenza e il tentativo di mettere in difficoltà la difesa granata.

Non è una trasformazione completa, perché il Torino continua a essere ben organizzato e trova anche il terzo gol con uno splendido tiro di Simeone dalla distanza. Nel finale Frigan va a segno, ma il VAR annulla per fuorigioco.

Resta tuttavia un’indicazione tecnica sulla quale riflettere.

Lontani e Romero devono giocare. E devono diventare due riferimenti attorno ai quali costruire il Parma.

Sono giocatori che hanno qualità, iniziativa, capacità di tentare la giocata. Possono sbagliare, certamente, ma almeno cercano di creare qualcosa.

E in una squadra che troppo spesso sembra avere paura della propria ombra, avere calciatori capaci di assumersi qualche responsabilità è fondamentale.

Gilardino deve individuare un nucleo preciso di uomini sui quali puntare, dare loro fiducia e costruire una proposta di gioco riconoscibile.

Non si tratta di assegnare maglie da titolare per simpatia o per principio. Si tratta di valorizzare quelle caratteristiche tecniche che possono finalmente rendere il Parma pericoloso.

Prima ancora della tattica, bisogna sbloccare la testa

C’è però un problema che viene prima di qualsiasi modulo: quello mentale.

Il Parma appare contratto, nervoso, quasi paralizzato dalla paura di sbagliare.

E quando una squadra scende in campo con la paura, finisce inevitabilmente per perdere lucidità, coraggio e personalità.

I giocatori sembrano cercare continuamente la soluzione più semplice, anche quando sarebbe necessario rischiare. Il pallone diventa un peso anziché un’opportunità.

Eppure il calcio richiede anche istinto, libertà, capacità di osare.

Gilardino dovrà lavorare soprattutto su questo aspetto: restituire serenità e convinzione a un gruppo che sembra aver smarrito la fiducia nei propri mezzi.

Naturalmente servirà anche una svolta tecnica, perché la fiducia da sola non basta. Occorrono distanze corrette tra i reparti, una maggiore aggressività senza pallone, movimenti offensivi efficaci e soprattutto un centrocampo capace di accompagnare l’azione.

Ma senza liberare la testa dei giocatori difficilmente si riuscirà a liberare anche il loro talento.

E poi, diciamolo chiaramente: ci vuole un po’ di cazzimma!

È una parola poco elegante per qualcuno, ma straordinariamente efficace quando si parla di calcio.

La cazzimma è quella determinazione che ti porta ad arrivare sul pallone prima dell’avversario. È la voglia di vincere un contrasto, di rincorrere una palla apparentemente persa, di andare a cercare un risultato anche quando tutto sembra complicato.

È quella fame agonistica che spesso permette di superare perfino i propri limiti tecnici.

Ecco, nel Parma attuale questa qualità sembra essere diventata merce rara.

Non si pretende che ogni giocatore diventi un trascinatore, ma almeno che la squadra mostri carattere, orgoglio e attaccamento alla maglia.

Il pubblico del Tardini può accettare una sconfitta. Molto più difficile è accettare una squadra che per lunghi tratti sembra incapace di reagire.

Il calcio è anche appartenenza, emozione, sacrificio. E chi indossa la maglia crociata deve ricordarselo ogni volta che entra in campo.

Gilardino, adesso servono decisioni. Non c’è più spazio per aspettare

Non sarebbe giusto attribuire tutte le responsabilità ad Alberto Gilardino, arrivato su una panchina già complicata e chiamato a risolvere problemi che non possono essere cancellati con una bacchetta magica.

Ma proprio per questo è arrivato il momento di fare scelte forti.

Occorre dare alla squadra un’identità, individuare i giocatori più funzionali e avere il coraggio di cambiare ciò che evidentemente non funziona.

Lontani e Romero possono rappresentare una base offensiva da cui ripartire. Frigan ha mostrato segnali interessanti. Il resto deve essere costruito attraverso il lavoro, l’organizzazione e la responsabilizzazione di ogni singolo elemento.

Non servono rivoluzioni di facciata. Servono decisioni concrete.

Il campionato non aspetta nessuno. Il prossimo impegno, in casa della Lazio, sarà un altro banco di prova impegnativo, ma anche un’occasione per dimostrare che questa squadra ha ancora qualcosa da dire.

Forza Parma, il tempo per la rimonta c’è. Ma datevi una mossa!

È questo il messaggio che deve arrivare forte e chiaro allo spogliatoio.

Nessuno chiede miracoli. Nessuno pretende che il Parma diventi improvvisamente una grande squadra.

Si chiede però di vedere undici uomini capaci di lottare, di crederci, di provare a vincere anche quando le difficoltà sembrano superiori alle proprie possibilità.

Il tempo per invertire la rotta esiste ancora. Ma continuare a rimandare il cambiamento significherebbe sprecare anche quello.

Servono meno timori e più coraggio. Meno passaggi inutili e più verticalizzazioni. Meno immobilismo e più iniziativa. Meno alibi e più responsabilità.

Soprattutto, serve ritrovare lo spirito di una squadra che deve avere la consapevolezza di rappresentare una città, una tifoseria e una storia calcistica importante.

Forza Parma. Il tempo per la rimonta c’è ancora. Ma adesso, ragazzi, datevi una mossa!